sabato 29 gennaio 2011

Uomini e donne perdevano la testa per lei. MARLENE DIETRICH



                                
                                
Nata a Schoneberg (Berlino) il 27 dicembre 1901, secondogenita di un ufficiale prussiano e di una casalinga. Messa a quattro anni a studiare francese, inglese, violino e pianoforte; a undici prende a scrivere un diario, a venti fa l'amore per la prima volta con il professore di violino, a ventuno si presenta al provino indossando un abito molto vistoso e l'aiuto regista, Rudolf Sieber, perde la testa per lei. Si sposano il 17 maggio del 1923. Poco dopo Josef von Sternberg la sceglie per L'angelo azzurro.

"Ho sempre considerato il sesso qualcosa di estraneo, quasi dovuto alle insistenze dell'uomo. Ne avrei potuto fare tranquillamente a meno."

Fernanda Pivano sull'aereo da Cuba a Parigi nel 1959: " Come fa ad essere così bella? Risposta: " Dormo dieci ore al giorno e faccio l'amore almeno cinque." Non credo che mio marito ce la farebbe - ribatte Nanda.
Risposta: "Mica sempre con mio marito."

Le uova strapazzate che la Dietrich era solita offrire ai suoi corteggiatori: tre uova sbattute con due cucchiai di acqua minerale e due di panna, uno di prezzemolo, uno di erba cipollina, un po' di sale e pepe, timo e poi fritte per cinque minuti in 200 grammi di burro. Chi le rifiutava perdeva ogni chance di conquistarla.

L'amore con Erich Maria Remarque durò più di trent'anni. Lui le scrisse 116 lettere nelle quali la chiamava "la più paziente degli arcangeli" ma anche "piccolo dolce scimmiotto", "tigre dolce e malinconica". Alle liriche amorose s'alternavano concretezze come le ricette di piatti tedeschi cucinati di Marlene. Si incontravano a Parigi, New York, Antibes, e intanto lui si risposava e lei amoreggiava con Douglas Fairbanks Jr., Jo Carstairs, James Stewart, Jean Gabin. Il rapporto durò fino al 18 settembre del 1970, quando Marlene gli spedì per telegramma "tutto il suo cuore". Lui morì una settimana dopo.

venerdì 28 gennaio 2011

Dedicato ai funamboli della parola



"Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un'opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l'ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all'altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell'immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola."



Maxence Fermine, Neve (1999)

giovedì 27 gennaio 2011

Giornata della memoria

C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
Joyce Lussu

mercoledì 26 gennaio 2011

Quando il bambino era bambino...

"Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza, il mare. Quando il bambino era bambino non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un’anima e tutte le anime erano un tutt’uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via, aveva un vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo."
Da Il cielo sopra Berlino


Filosofia pura...

Mio figlio (tre anni e mezzo) ieri mi ha detto:
"Mamma ma se uno dice odio tutto vuol dire che non odia niente; è vero, mamma?"
Ed io, a bocca aperta, come disse Troisi, ho risposto " sì, sì, no... mo me lo segno!"

                            

martedì 25 gennaio 2011

La vetrina della settimana

Io sono amore



                                                                               
                                                                               

"Una Milano innevata apre Io sono l’amore, con riprese veloci orizzontali su parete stile liberty o neoclassico, guglie, mostrandoci la città lombarda protagonista, romantica e austera, come raramente il cinema di oggi ci offre (milanesissima Marina Spada a parte).
E poi la camera si infila in un lussuosissimo interno borghese (la location è la stupenda Villa Necchi Campiglio), nel bel mezzo della concitazione per la cena di compleanno del nonno patriarca, capofamiglia e capoazienda, tra domestici puntuali, tavola apparecchiata con maniere severe e principesche, invitati di un’eleganza formale: sembra più caldo fuori che in casa.
Il regista Luca Guadagnino disegna l’affresco molto esteta dei Recchi, famiglia borghese imprenditrice, che vive il momento dei cambi generazionali e lo spettro della decadenza.
Tra acconciature a puntino, abiti impeccabili, garbo e modi gentili, spicca Emma, una straordinaria Tilda Swinton, che in un silenzio stridente sgusciando da quel quadro famigliare ingessato matura una passione pericolosa… E spicca Betta (Alba Rohrwacher), la prima ad allontanarsi - per amore - dal perbenismo canforato, in un certo senso ispiratrice della madre.
Tra i colori e le luci da fasto intanto la musica di John Adams, noto compositore statunitense, contribuisce a crescere un epos intenso, creando un senso di attesa inquieta che a volte è anche ben più impetuoso della scena a cui si lega."
recensione estrapolata dal sito blog.panorama.it

lunedì 24 gennaio 2011

Ancora Gina Lagorio

                               

"... Tutti questi pensieri o pseudo pensieri mi tornano, freschi di nuovo vigore, attraverso mia figlia.
Ché i figli servono anche a questo: quando si cederebbe alla tentazione di scivolare nell'elegia, la loro presenza mantiene immersi nella corrente viva, con tutti i suoi problemi, grandi e piccoli, necessari e superflui, ma presenti, e bisogna dire che se talora è faticoso, è tuttavia la sola maniera accettabile per compiere intera la propria parte, da attori in scena, non da spettatori. Seguire i figli, rifiorendo la giovinezza nel loro fiorire, è un accrescimento di vita: l'età rende attenti a ogni bene, anche il minimo, non gli passa accanto sbadati come a venti anni e ogni dolcezza è gustata come un bene ritrovato e perciò più prezioso..."

venerdì 21 gennaio 2011

È una gran fortuna

                                                                                            

È una gran fortuna
non sapere esattamente
in che mondo si vive.

Bisognerebbe
esistere molto a lungo,
decisamente più a lungo
del mondo stesso.

Conoscere altri mondi,
non fosse altro che per un confronto.

Elevarsi al di sopra del corpo
che non sa fare nulla così bene
come limitare
e creare difficoltà.

Nell’interesse della ricerca,
chiarezza della visione
e di conclusioni definitive,
trascendere il tempo
dove ogni cosa corre e turbina.

Da questa prospettiva,
addio per sempre
particolari ed episodi.

Contare i giorni della settimana
dovrebbe sembrare
un’attività priva di senso,

imbucare una lettera
una stupida ragazzata,

la scritta “Non calpestare le aiuole”
una scritta folle.
Wislawa Szymborska

mercoledì 19 gennaio 2011

Toppe per teppe della mia amica Paola


Non sono meravigliose! Gli scarti di stoffa (incontro Italia-Africa) si sposano in questo arcobaleno di colori e diventano toppe da applicare a pantaloni, golfini, sciarpe ecc.
Le trovo magnifiche e faccio ancora una volta i complimenti alla mitica Paola!
                              

Chez Dior


Da LIFE del 1957

martedì 18 gennaio 2011

lunedì 17 gennaio 2011

La stilista che ha cambiato la moda: COCO CHANEL



                                               
"La bellezza serve alle donne per essere amate dagli uomini, la stupidità per amarli."

"Non si è mai troppo ricche, né troppo magre."

"La felicità non è altro che il profumo del nostro animo."

Una volta Paul Poiret incontrò Coco vestita di nero, e lui, che odiava sia il colore che la nuova giovane diva della moda, le chiese con ironia: "Per chi porta il lutto signora?" E lei: Per lei signore."

Siccome girava voce che cucisse come una fata, a vent'anni lasciò il negozio dove lavorava come sarta e si mise in proprio.
Per procacciarsi clienti, spediva la sorella e la zia a passeggiare al molo con indosso i suoi cappellini.

Sua abitudine dal 1918 di sdraiarsi al sole tutta nuda. Eccezione unica, un paio di guanti, per non sciupare le preziose mani.

Chanel N°5 nasce nel 1920 dall'incontro con Ernest Beaux, profumiere, che aveva messo a punto alcune fragranze.
Lei dopo averne annusate una decina, scelse la numero cinque, quella con 80 ingredienti e la lanciò con un flacone a forma di blocco ad angoli acuti, con la scritta N°5 CHANEL. Nel sigillo sul collo del flacone, la sigla: doppia C in un cerchio nero.
Il profumo le fece guadagnare 15 milioni di dollari.

Era così spaventata dalla miseria che quando iniziò la Seconda Guerra Mondiale tolse la pensione ai fratelli, lasciò la sua casa per trasferirsi in albergo, mandò a casa camerieri, maggiordomo e quattromila dipendenti. Nonostante fosse ricchissima, suo fratello Lucien prese a inviarle denaro per aiutarla.

"Mi hanno tolto tutto e sono morta. Avevo dodici anni. (perse a quell'epoca la mamma e fu spedita assieme ai suoi fratelli in un orfanotrofio)Si può morire due volte nella vita."

"é così che si muore" Le sue ultime parole alla cameriera Jeanne che le era accanto quel 10 gennaio del 1971. Lei, vestita di tutto punto, era stesa nel suo letto all'Hotel Ritz.

venerdì 14 gennaio 2011

Le spille realizzate con le vecchie ceramiche


Ho scovato questa meraviglia navigando... E voglio proprio condividerla. La designer le ricava da vecchi piatti di ceramica... sono molto poetiche. Non trovate?

A Paola e a tutti quelli che dedicano la loro vita agli altri. GRAZIE!


Titolo: Nulla è facile su questa terra. Nemmeno il bene.

Questo è un omaggio a Paola.
Alla sua grande forza.
Al suo lavoro e a quello di tanti educatori.
Al coraggio e alla voglia di vivere di tutti i ragazzi, a cui la vita non ha risparmiato il dolore, la sofferenza e la prova.

giovedì 13 gennaio 2011

William Faulkner

                                                                      

"Fra il dolore e il nulla io scelgo il dolore."
da The Wild Palms (Palme selvagge)

"Il nome di un uomo, in genere considerato una semplice espressione di quel che un uomo è, può in qualche modo essere una sorta di presagio di quel che sarà, se si riesce ad afferrarne in tempo il significato. "
da Luce d'agosto


"L'uomo fa molto più di ciò che può o deve sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualunque cosa. E questo è il terribile. Che possa sopportare qualunque cosa, qualunque cosa. "
da Luce d'agosto


"Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi."
da Sartoris

Tenco

                           

"Perché scrivi solo cose tristi?” “Perché quando sono felice esco"
Luigi Tenco

mercoledì 12 gennaio 2011

... e ora viene quella di casa mia!






Questa è la tradizionale crescia con i ciccioli (come li chiamiamo noi marchigiani) altrimenti detti grasselli che sono la parte più saporita dello scarto della lavorazione dello strutto!
                                                                       

Ecco la ricetta:
Si fa una pasta da pane con 500 gr di farina, 250 ml circa di acqua tiepida, 3/4 di cubetto di lievito di birra, un pizzico di zucchero, 15 gr di sale....si impasta un pochino e poi si aggiungono 80 gr di strutto e 150 gr di cioccioli continuando ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e morbido. Si lascia poi riposare coperto da un canovaccio umido per circa 3 ore.
Si riprende l'impasto lievitato,lo si maneggia poi si stende l'impasto su una teglia leggermente unta di strutto. Si  cosparge la superficie con ciuffetti di strutto e si rimette a lievitare fino ad ottenere un impasto raddoppiato di volume.
Raggiunta la lievitazione necessaria si inforna a 180-190° circa per 25-30 minuti.
Buon appetito!






                                                                      



martedì 11 gennaio 2011

Gli arnesi cioccolatosi


Questa è stata una delle tante belle sorprese che i miei meravigliosi Camilli ci hanno portato...
Non potete nemmeno lontanamente immaginare la bontà di questa cioccolata, ancora più buoni che belli ( e vi assicuro che dal vivo sono davvero bellissimi)
La tovaglia è un omaggio a un mio vecchio amico che nel lontano Natale del 1999 me ne aveva regalate tre identiche con variante colori quadrettatura... Vi risparmio le altre due!

venerdì 7 gennaio 2011

Portafortuna per il nuovo anno

Abbiamo scovato questo portafortuna di Matilde Antonacci: Paper Boat è il suo nome, ogni pezzo ha un personalissimo charm appeso. Da regalare, da regalarsi per iniziare al meglio questo 2011.





mercoledì 5 gennaio 2011

Quando perdi qualcuno...


Diceva anche un’altra cosa…”. Sfogliò il libro da cima a fondo ma non riuscì a trovare la pagina.
“Riguardava la perdita: quando perdi qualcuno e questo qualcuno ti manca, tu soffri perché la persona assente s’è trasformata in un essere immaginario: irreale. Ma il tuo desiderio di lei non è immaginario. Così è a quello che devi aggrapparti: al desiderio. Perché è reale.” Sarah ebbe un brivido. “Ma forse un giorno la incontrerai. Forse verrà a cercarti; o sarai tu ad andare in cerca di lei.” “Può darsi.” Soffiò qualche granello di sabbia dalle pagine del libro e tornò a chiuderlo. “Sarebbe da stupidi, non credi, passare una vita intera a desiderare senza mai agire?”
“Sono sicura che capita.” “Sì. Ne sono sicuro.
Jonathan Coe, La casa del sonno

martedì 4 gennaio 2011

La passione muove tutte le cose

                                 

“….l’energia di cui avremmo maggiormente bisogno è la passione. Quella che ti spinge prima a immaginare il futuro e poi a crearne uno. Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile e per questo la fecero, scriveva Bertrand Russell….
…..Se potessi evocare uno tsunami morale, gli chiederei di spazzare dalle nostre viscere il vittimismo e l’egocentrismo, in virtù dei quali ci riteniamo continuamente vittime di ingiustizie e di complotti, come se il mondo non avesse altro da fare che pensare a noi, salvo poi lamentarci proprio di questo: che il mondo non pensa abbastanza a noi. Ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che siamo fatti di fango ma anche di stelle, che siamo cittadini e non sudditi, che la vita dipende in larga misura dalle nostre scelte personali e non da quelle della politica. Che ogni Io fa parte di un Noi e che il Noi non è solo la nostra famiglia, ma le tante comunità a cui decidiamo di aderire. Che se una cosa è pubblica appartiene a tutti, non a nessuno. E che per ogni porta che si chiude c’è sempre una finestra che si sta aprendo da qualche altra parte. A volte basta smettere di piangere e asciugarsi gli occhi per riuscire a vederla.”
Massimo Gramellini
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