venerdì 21 giugno 2013
giovedì 20 giugno 2013
20134Milano_Anouk Aimée- 1°parte
Da bambina sognava di fare la ballerina. Un giorno camminavo per strada con mia madre, il regista Carné ci ha fermate e ha chiesto alla mamma: le piacerebbe che sua figlia facesse del cinema? E così a 14 anni mi sono ritrovata sul set di La fleur de l'age, dove nessuno si prese la briga di imparare il mio nome di battesimo, Francoise. Mi chiamavano tutti con il nome del mio personaggio Anouk, e da quel momento sono diventata per tutti Anouk.
Un giorno Prévert coautore del film La Fleur de l'age, mi ha detto che non avrei potuto durare a lungo nel cinema solo con un nome proprio. Così mi ha regalato un cognome: "Ti chiamerai Aimée che significa amata.
Un regalo così non si rifiuta e da quel momento è nata Anouk Aimée.
A Carné sono seguiti tanti altri grandi registi, anche italiani: da Lattuada a Vittorio De Sica, fino all'incontro fatale con Federico Fellini, che l'ha voluta ne La dolce vita, dove era il contraltare bruno e raffinato della bionda e procace Ekberg e in 8 1/2 la bruna e morigerata Luisa contrapposta alla bionda e sfacciata Carla.
I set di Fellini erano un altro pianeta: si rideva, si mangiava tutti insieme. C'erano attori con cui Federico si arrabbiava perché non coglievano le sue indicazioni. Con altri invece il feeling era perfetto, c'era una intesa immediata e sottile.
"Federico era un mago e mi manca ogni giorno. Mi ha cambiato la vita oltre che la carriera."
mercoledì 19 giugno 2013
20134Lambrate_Mariangela Melato
Studi all'Accademia di Brera pagati lavorando come vetrinista alla Rinascente.
"Lavoravo alla Rinascente, mi trasferirono al reparto abbigliamento bambini.
Un giorno arrivò Josephine Baker con una ventina di ragazzini, ne aveva adottato una tribù ma ero così emozionata che non riuscii a piazzare nemmeno due calzini."
Mio padre era bello, coi baffi curati: un David Niver in divisa da ghisa. Morto che avevo appena cominciato a fare l'attrice, giusto qualche particina.
Sapevo che era fiero di me, che veniva a vedermi di nascosto.
Ci rimase male la sera della prima di Settimo: ruba un po' meno con Dario Fo. Sul cartellone, tra gli ultimi c'era il mio nome con l'indicazione della parte: La prima puttana."
Quella volta che si presentò al Teatro Valle di Roma per un provino con Visconti in mezzo ad altre quaranta ragazze più belle, eleganti e disinvolte di lei.
Andò in bagno, si lavò la faccia dal trucco pesante, legò i capelli in una coda severa ed entrò in scena.
"Sei disposta a tagliarti i capelli? le chiese Visconti dal fondo della platea. E lei: anche i piedi, signor conte!"
"Sono cresciuta con l'idea dell'indipendenza. Non sento la mancanza di un marito o un figlio. Non sopporto le donne che elencano i loro amori sbagliati, è come darsi dell'imbecille. Io sono selettiva, on ho mai perso tempo o spartito la vita con un cretino."
L'amore di una vita: Renzo Arbore.
Si fidanzarono, ascoltando una canzone. "Fu una sera, quando Lucio Battisti ci fece ascoltare per la prima volta un brano inedito: Io vorrei, non vorrei ma se vuoi. Mariangela ed io, in quel periodo eravamo entrambi reduci da una piccola relazione amorosa, ma quella sera, ascoltando quella canzone... "Renzo Arbore.
In Medea, Mariangela fissava ad occhi spalancati un punto nell'oscurità per quaranta minuti. Lo spettacolo durava cinque ore. Ricorda Arbore. "A un certo punto mi sono alzato per sgranchirmi le gambe". "Ti ho visto". mi disse lei alla fine. "Come hai fatto? Avevi lo sguardo da un'altra parte? Non lo so, ma ti ho visto."
Nel film lei e Giannini si tirano più di sessanta tra calci e schiaffi. "Lina ci aveva messi contro, in tutti i sensi e quando ci picchiavamo, ci picchiavamo sul serio. Dopo una settimana di botte ed ematomi sono andata nel camerino di Giannini e gli ho detto: Dobbiamo allearci contro di lei, altrimenti ci ammazza."
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